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Le chiese di Piacenza
La città di Piacenza è costellata da numerose chiese di antichissima tradizione, che verranno brevemente presentate in questa sezione.
Molte altre sono poi le chiese di più
recente costruzione. Per consultare un elenco di queste ultime è possibile collegarsi al
sito internet della Diocesi di Piacenza Bobbio.
Duomo di Piacenza
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Iniziato nel 1122 sulle fondamenta della preesistente cattedrale di
S.Giustina, fu terminato nel 1233. La facciata è divisa in due
contrafforti, in marmo rosa nella parte inferiore e in arenaria nella
parte superiore. I tre ingressi sono sormontati da piccoli portici a due
colonne. Capolavori di arte romanica sono le figure che reggono i
protiri, prodotto di una scuola cantiere piacentina che segue i modelli
di Wiligelmo e Nicolò. La torre e la cupola sono del trecento; sulla
guglia, opera di un anonimo artigiano del Trecento, rappresenta un punto
di riferimento per i piacentini lontani dalla propria terra. L'interno
presenta una significativa testimonianza dell' arte barocca con
affreschi di Carracci, Procaccini per il presbiterio e Guercino,
Morazzone per quanto riguarda la cupola. Di notevole importanza anche le
formelle dei paratici sulle colonne e sopratutto la vasca battesimale
paleocristiana, documento in pietra che collega la chiesa piacentina
alle sue origini. La devozione popolare, agli inizi del Seicento, ha
dedicato una particolare attenzione alla Madonna del Popolo (transetto
di sinistra); nella parte opposta, la tomba del Beato Giovanni Battista
Scalabrini. Molto interessante anche la cripta, con i resti di
S.Giustina. Di uguale importanza l'archivio capitolare. Il campanile è a
struttura quadrata in cotto e svetta alla sinistra del Duomo fino a 67
metri di altezza. Sulla punta della guglia conica, nel 1341 il
capomastro piacentino Pietro Vago installò un angelo roteante di rame
dorato. La statua é uno dei simboli della città, affettuosamente
chiamata dai piacentini "L'Angilon". Particolare la gabbia in ferro
collocata nel 1495 per ordine di Lodovico il Moro usata per punire i
malfattori. |
Basilica di Sant'Antonino
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La Basilica di Sant' Antonino, dedicata al patrono della città, di
cui conserva le reliquie, venne fondata nel quarto secolo d.C. Fu
punto di riferimento fondamentale per i pellegrini che percorrevano la
via Francigena, via che la chiesa costeggiava e sulla quale si affaccia
il cosidetto Portico del Paradiso. Sotto queste volte è stata collocata
nel luglio del 1998 una grande statua di Gregorio X, l'unico Papa
piacentino che è stato qui canonico, opera di Giorgio Groppi. Il portale
è invece ornato da importanti sculture del XII secolo della cosidetta
"scuola piacentina". La chiesa custodisce altre importanti opere d'arte
tra cui gli affreschi di Camillo Gavasetti nel presbiterio. Alle pareti
quadri di Robert de Longe. Altre opere sono riunite in un museo aperto
al pubblico. Qui sono conservati la "Brandazza" un crocefisso barocco
caro alla devozione popolare ed altre opere di pregio quali una predella
del Quattrocento con episodi della vita di Sant'Antonino,
un'"incoronazione della Vergine" di Gian Battista Trotti detto il
Malosso e una "Natività della Vergine" di Giulio Cesare Procaccini. Da
questo termpio partirono , sul finire dell'Ottocento, i primi missionari
di san Carlo fondati dal Beato Giovanni Battista Scalabrini. Inoltre fu
in Sant' Antonino che nel 1183 si avviarono i preliminari della pace di
Costanza tra Federico Barbarossa e i Comuni. |
Basilica di Santa Maria di Campagna

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Eretta a spese della Comunità Piacentina nei primi anni del sedicesimo
secolo, la chiesa sorge sull'area occupata in precedenza da un altro
edificio sacro (il santuario di santa Maria di Campagnola), dove si
venerava un immagine lignea della Madonna con il Bambino, dinanzi al
quale, secondo la tradizione, il Pontefice Urbano II nel 1095 avrebbe
annunciato l 'intenzione di bandire dal Concilio di Clermont la 1ª
Crociata. Progettista e direttore dei lavori è stato Alessio Tramello,
un architetto piacentino morto sul finire del 1528, che ha recepito la
lezione del Bramante. La chiesa è a pianta centrale, secondo uno schema
abbastanza diffuso in questi anni: si distingue per l'armonia della
disposizione degli spazi e dei volumi organizzati in modo essenziale ed
elegante, unitario ed organico; organicità che, in qualche modo , verrà
modificata sul finire del Settecento quando Lotario Tomba allungherà uno
dei bracci per costruirvi il coro. In questo modo Parma costruisce la
Steccata, altra fabbrica significativa di questi anni segnati dalla
Rinascenza. "Il tempio" cristiano - scrive Arisi - è visto nella cultura
umanistica come microcosmo che riproduce la forma dell'universo; del
resto secondo un'antichissima tradizione cristiana l'universo veniva
immaginato come un cubo (saeculum) sormontato da una semisfera (il
cielo) espanso in quattro braccia (le quattro parti del mondo), ovvero
la croce greca (a quattro braccia uguali) come immagine simbolica del
mondo nel corpo mistico della chiesa cattolica, allusione alla
centralità della fede rispetto ai quattro punti cardinali, con ingresso
da est perchè la luce viene da oriente; la luce è il bene".
L'esaltazione della spiritualità rinascimentale, che rivaluta la
dimensione terrena dell'uomo, si ha sopratutto negli affreschi che
decorano le pareti di questo tempio. Tra gli artisti che vi hanno
lavorato con cicli di opere di grande respiro, vi è Antonio Sacchi detto
il Pordenone. Suo, sulla parete d'ingresso, è un Sant'Agostino posto di
fronte ad un San Giorgio di Bernardino Gatti detto il Sojaro. E' solo
l'inizio di una serie di importanti dipinti: la cappella dei Re Magi,
braccio sinistro della croce con opere di Gaspare Traversi, Camillo
Procaccini, Daniele da Volterra, Camillo Gavasetti e Alessandro Tiarini;
segue la cappella di Santa Caterina del Pordenone; nel coro dipinti di
Giulio Cesare Procaccini e di Camillo Boccacino a cui si aggiunge, con
una Sacra Famiglia, Bernardino Campi. In sagrestia tele di Gaspare Landi
e di Giulio Campi; la cappella di sant'Antonio presenta opere di Pietro
Antonio Avanzini, Camillo Procaccini e i fratelli Bibiena; nel braccio
destro della croce vi hanno lavorato Alessandro Tiarini, Antonio Triva e
Ignazio Stern; nella cappella di santa Vittoria Martire opere di
Ferrante Moreschi, Antonio Gualdi e Daniele Crespi. Su tutto domina il
poderoso complesso della Cupola: con l'Eterno Padre nella lanterna da
cui discendono personaggi e storie della cristianità eseguiti dal Sojaro
e dal Pordenone. |
Antiquarium di Santa Margherita
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Il complesso di S. Margherita, che accoglie un auditorium nella chiesa
superiore adorna di stucchi e affreschi, è l’unico sito in città in cui è
visibile uno spaccato di stratificazione urbana. Nel suggestivo
allestimento, con l’ausilio di reperti selezionati e di pannelli
esplicativi, sono ripercorse le vicende di quest’angolo di Piacenza
dall’età romana a quella medievale (di particolare interesse la cripta
di tardo X secolo e gli affreschi del ‘200) all’epoca barocca.
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Cappella di Santa Maria del Suffragio
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Il sobrio edificio a croce greca, terminato nel 1826 su progetto
dell'architetto Lotario Tomba, è uno degli esempi più significativi
dell'architettura neoclassica a Piacenza. La cappella cimiteriale ornata
in facciata da elegante pronao, costituisce anche nella concezione del
Tomba, il fulcro e l'accesso al monumentale impianto del cimitero
municipale. All'interno sono presenti elementi di pregio, come l'altare
maggiore, progettato dallo stesso Lotario Tomba, gli affreschi della
cupola e dei pennacchi realizzati dal pittore piacentino Luciano
Ricchetti nel 1936 ed alcuni dipinti del primo Seicento, tra i quali va
segnalata "L'immacolata Concezione fra i santi Antonio e Francesco" che
reca la firma del pittore codognese Camillo Procaccini. |
Sala dei Teatini ex chiesa di San Vincenzo
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La chiesa teatina di Piacenza fu consacrata dal vescovo Claudio Rangoni
nel 1612, proprio nel luogo dove esisteva la duecentesca chiesa di S.
Vincenzo, ancora in attività e adiacente al secondo chiostro di S.
Antonino. Al termine di due anni di lavori ininterrotti, nel corso dei
quali è stato compiuto il restauro dell'edificio e di tutti i suoi
affreschi, riapre l'ex chiesa di San Vincenzo ora chiamata Sala dei
Teatini. Conclusi i lavori di restauro, un progetto d'avanguardia, ha
trasformato l'ex chiesa in un moderno auditorium. All'interno, a tre
navate, un ciclo ad affresco (1706-12) con opere di figura di Robert De
Longe (Bruxelles 1646- Piacenza 1709) e di Giovan Evangelista Draghi
(Genova 1654-1712), di quadratura dei piacentini Andrea e Giambattista
Galluzzi, mentre la volta a botte della navata centrale (1760-1) è
affrescata dai lombardi Felice Biella (quadratura) e Federico Ferrario
(figura). In zona presbiteriale si ricordano le tre scene del martirio
di S. Vincenzo dipinte dal già citato Roberto de Longe. Tra le opere
pittoriche, non più in loco, Carlo Carasi (le pubbliche pitture, 1780)
ricorda nella navata destra il S. Bernardo di Domenico Fiasella detto
Sarzana (1643), S. Carlo che battezza di Alessandro Tiarini. Altre opere
sono la Trinità del cav. GiovahBattista Trotti detto il Malosso, S.
Andrea Apostolo di Carnillo Gavasetti, S. Andrea Avellino sorpreso dall
'apoplessia di Benedetto Marini, S. Cecilia di Sebastiano Galeotti. |
Chiesa del Sacro Cuore
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Il complesso immobiliare dei gesuiti, situato nella parte più antica
della città, ha subito sin dalla sua origine – gli anni successivi al
Mille - molteplici trasformazioni e restauri. La chiesa ad unica navata
coperta a botte, nell’Ottocento fu adibita a teatro e successivamente
anche a magazzino, finchè passò ai religiosi della Compagnia del Gesù
che diedero il via ad una complessa opera di restauro. Nel 1886 la
chiesa fu di nuovo consacrata mentre i lavori proseguirono. In quegli
anni fu innalzato l’attuale campanile. Da allora i Gesuiti ampliarono ed
ammodernarono il complesso di via Melchiorre Gioia ma i lavori
riguardarono soprattutto il complesso dell’ex Convento. |
Chiesa delle Benedettine
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La chiesa e il convento delle Benedettine furono edificati per volere
del duca Ranuccio II a seguito di un voto fatto per la guarigione della
moglie Margherita d'Este. Il complesso fu progettato dall'architetto di
corte Domenico Valmagnini nel 1677 e fu consacrato il 31 agosto del
1681.Nel convento si stabilirono le religiose benedettine di stretta
osservanza. La struttura della chiesa è impostata su una pianta centrale
a croce greca sormontata da un tamburo ottagonale su cui si erge una
cupola rivestita di bronzo. La facciata è caratterizzata dall'adozione
dell'ordine tuscanico e dalla sovrapposizione degli ordini
architettonici. |
Chiesa di San Bartolomeo
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Fabbricata in origine dai Gesuiti su un edificio precedente adibito ad
infermeria, fu ricostruita nel 1700: l'interno è movimentato da pilastri
disposti a gruppi di tre. |
Chiesa di San Carlo
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L'edificio è del Seicento e la facciata della fine dell'Ottocento;
all'inizio del XVII secolo ospitò le Capuccine ma la loro permanenza
terminerà con Napoleone. Nel 1892 Monsignor Scalabrini lo affidò ai suoi
missionari che hanno apportato all'edificio diversi miglioramenti tra
cui gli ultimi in occasione della beatificazione del loro fondatore
(1997). In tale occasione hanno anche realizzato, a sinistra dopo
l'ingresso, una cappella che ricorda lo Scalabrini; in un apposito
reliquiario è conservato un piede mummificato del Beato. Di fronte, a
destra, dopo l'ingresso, è conservata una statua ritenuta miracolosa del
Bambin Gesù. |
Chiesa di San Dalmazio
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La sua origine risale agli anni seguenti il Mille (1040) e viene messa
in collegamento con il monastero di Val di Tolla, struttura monastica
legata ad un percorso dei pellegrini che superavano l'Appenino
attraverso la Val d'Arda. Lungo questo percorso esistevano dei luoghi di
sosta, delle vere e proprie stazioni della fede. La chiesa è stata
restaurata all'epoca di Maria Luigia e diventò oratorio ducale e subito
dopo oratorio reale con Carlo III di Borbone. All'interno della chiesa
interessante è la cripta, una delle più antiche e suggestive della città
e l'urna con i resti di Sant'Urbico. |
Chiesa di San Donnino
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Chiesa risalente al XII secolo ma ricostruita nel 1236 dal cardinale
Jacopo da Pecorara. Inoltre dopo il crollo del 1951 è stata restaurata
con l'eliminazione di tutte le sovrastrutture accumulate nei secoli. La
chiesetta ospita l'adorazione eucaristica continua del Santissimo e tra
le opere custodite è da segnalare un crocifisso in bronzo di Giorgio
Groppi |
Chiesa di San Francesco
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Costruita tra il 1278 e il 1363 per volontà del ghibellino Umbertino
Landi, è in stile gotico lombardo con facciata in cotto. Opera dei frati
minori che volevano ampliare la primitiva chiesetta, venne trasformata,
alla fine del 1700, in ospedale e magazzino. Dopo l'esilio di
Napoleone, fu restituita ai religiosi e nel 1848 vi fu proclamata
l'annessione di Piacenza al Regno di Piemonte. Più volte restaurata, la
chiesa presenta caratteristiche che l'avvicinano alla omonima basilica
bolognese, in cui si sentono gli influssi dell'architattura monastica
borgognona cistercense, come la planimetria absidale con cappelle
radiali. Presenta in facciata due contrafforti, rosone, cuspide e
guglie, nonché un portale mediano quattrocentesco (più tardi i
laterali), e sui fianchi poderosi archi rampanti. Sul lato destro si
trova il chiostro, di cui è rimasto solo un porticato. Conserva
all'interno lapidi di uomini illustri, dipinti, sculture e resti di
affreschi del XV e XVI secolo. Da notare la scultura posta nella lunetta
del portale, con le Stigmate di San Francesco (1480 circa). |
Chiesa di San Giorgino
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Attuale sede della Confraternita di S. Maria del Suffragio fu
ricostruita attorno alla metà del seicento; a navata unica la chiesa è
impreziosita da un importante dipinto del De Longe posto sull'altare
maggiore e raffigurante la Madonna del Suffragio. Completa il complesso
architettonico, verso la strada, una cappella con pianta a croce greca,
realizzata nella prima metà del settecento. La Madonna del Suffragio è
pure raffigurata in affreschi di Sebastiano Galeotti conservati nella
sacrestia dove si trovano anche mobili settecenteschi pregiati. |
Chiesa di San Giovanni in Canale
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La chiesa conserva la struttura conventuale domenicana del XIII secolo: i
domenicani furono, infatti, i custodi dell'Inquisizione (si può ancora
vedere la sala delle udienze). Di notevole interesse sono i monumenti
sepolcrali dal XIV al XVII secolo, la zona presbiteriale settecentesca,
cappellone del Rosario neoclassico con tele di Gaspare Landi e Vincenzo
Camuccini. Accanto al complesso monastico dei domenicani avevano la loro
sede, fin dal 1119, i Templari che nel Trecento furono soppressi.
Sopravvive oggi di questa presenza un ampio spazio che un tempo ospitava
il chiostro. |
Chiesa di San Giuseppe
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Fondata nel 1507 è stata officiata fino al 1997 dai Frati Cappuccini ai
quali era affidata la cura spirituale dei malati del nosocomio cittadino
(ora passata ai preti diocesani). L'edificio presenta un'unica navata
coperta da una volta a botte mentre l'area presbiteriale è chiusa da una
cupola sormontata da una lanterna. In corrispondenza delle pareti del
presbiterio sono collocati tre dipinti su tela costituenti un ciclo
dedicato a san Giuseppe;tra le opere più importanti un "Transito di san
Giuseppe" di Robert de Longe (Bruxelles 1645- 1709). |
Chiesa di San Lazzaro e San Vincenzo de' Paoli
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Fa parte del complesso del Collegio Alberoni ed è pure aperta al
pubblico come sede di parrocchia. Questa chiesa era già presente prima
dell'intervento dell'Alberoni; il cardinale, però, quando nel Settecento
pose mano al suo progetto, mentre costruì ex novo il collegio, si
limitò ad ampliare la chiesa che consacrò nel 1744. Nel tempio sono
conservate opere di Antonio Bresciani, di Camillo Procaccini, di Gaetano
Callani e di Giuseppe Peroni. In questo edificio sono stati sepolti lo
stesso cardinale Alberoni (1752) e Alcide Marina (1965), definito il
secondo fondatore del Collegio. Giulio Alberoni (1664-1752),
rappresentante dei Farnese, è l'artefice del matrimonio tra Elisabetta e
il re di Spagna Filippo V, del quale è primo ministro dal 1715 al 1719.
In seguito è legato ponteficio nelle Romagne e a Bologna. A Piacenza
realizza per la formazione del clero un suo collegio che si distingue,
anche in seguito, per l'impegno negli studi filosofici e scientifici.
L'istituzione viene affidata ai preti della Missione e tra loro si
distingue il piacentino Alcide Marina che, superiore del collegio dal
1921 al 1932, riuscì a impostare su nuove basi tutte le attività
culturali dell'istituzione di san Lazzaro. Eletto arcivescovo, fu nunzio
apostolico in Iran, Turchia e Libano. |
Chiesa di San Nazaro e San Celso
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Edificio in stile composito che gli deriva dalla sua lunga storia che
comincia dopo il Mille: romanico il campanile, barocchi l'interno e la
facciata. Attualmente è usato come sala mostre e convegni ed è gestito
dallo Spazio d'arte Rosso Tiziano. |
Chiesa di San Paolo
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Il 14 Gennaio 1681 questa chiesa crolla definitivamente, verrà in breve
tempo ricostruita con l'impostazione attuale: un'unica navata coperta da
una volta che ospita gli affreschi di Luciano Ricchetti raffiguranti le
Beatitudini.Non sono più visibili invece i quattro Novissimi che
Bartolomeo Baderna aveva realizzato nei quattro comparti appositamente
ricavati in facciata.Nella retrofacciata si possono ancora ammirare
"Episodi della Sacra Scrittura" dei Baderna e presso l'ingresso, sulla
parete di destra, una "Madonna in trono" del Trecento particolarmente
cara alla devozione popolare. |
Chiesa di San Pietro
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San Pietro, di fondazione antecedente al Mille, fu ceduta dopo varie
distruzioni ai Gesuiti che la ricostruirono nel 1587 (la facciata è di
questo secolo). Conserva un bell'altare barocco proveniente dal Duomo.
Il vicino Palazzo del Collegio dei Gesuiti fu completato verso il 1593 e
confina in parte con la chiesa, la sua ala destra è occupata dalla
Biblioteca Passerini-Landi, funzionante dal 1774, che accoglie, tra
tante preziose opere, il più antico codice datato (1336) della Divina
Commedia copiato da un amanuense e il Salterio di Angilberga su
pergamena. |
Chiesa di San Raimondo
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Costruita nel Settecento a pianta centrale, la chiesa conserva in due
cappelle laterali le tombe dei santi piacentini Franca e Raimondo. La
storia della chiesa si ricollega ad una pagina importante della storia
medioevale quando Raimondo Palmerio, dopo essere stato pellegrino in
Palestina, a Piacenza fondò un ospizio. Il convento annesso ospita le
suore benedettine di clausura. |
Chiesa di San Rocco
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Chiesa ad unica navata voluta dalla Confraternita di San Rocco nella
seconda metà del Cinquecento; ha subito diversi restauri ed è giunta a
noi con opere importanti tra cui un quadro raffigurante una Madonna di
Giuseppe Nuvolari, un San Rocco (nascita e morte) di Giuseppe Gorla e
dello stesso santo un apoteosi di Paolo Bozzini. Nel presbiterio è posta
una statua del santo a cui è dedicata la chiesa risalente alla fine del
cinquecento.
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Chiesa di San Savino
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La chiesa costituisce un altro esempio importante di archittetura
romanica anche se la facciata è chiaramente del Settecento. Originale la
cripta a cui si accede attraverso una grande scalinata frontale; per la
sua impostazione orientaleggiante è stata scelta dal gruppo piacentino
degli ortodossi per i propri riti. L'edificio, consacrato nel 1107 e
dedicato a San Savino, secondo vescovo di Piacenza, conserva due
mirabili mosaici: uno nella cripta, con medaglioni su fondo a onde
marine raffiguranti i mesi e i segni zodiacali, l'altro nel presbiterio,
con scene di combattimento, di una partita a scacchi e un Cristo.
Trasformato in commenda, agli inizi del Cinquecento fu passato ai
geronimini che, ricostruendo il chiostro e demolendo l'altare maggiore
ritrovarono il corpo del santo titolare. Importanti le opere d'arte tra
cui un crocifisso ligneo del decimo secolo posto sull'altare maggiore.
E' un'opera di particolare valore storico ed artistico recentemente
sottoposta a radicali restauri che hanno posto rimedio ai danni
provocati da precedenti interventi. Tra i dipinti conservati in questa
chiesa ricordiamo due affreschi strappati attribuiti ad un pittore
lombardo e datati all'ultimo decennio del XIV secolo (la "Vergine
annunciata e "Madonna con bambino in trono e Santa martire); nel
presbiterio si può ammirare un tabernacolo a muro del 1510 di Pietro
Cabrini, usato fino al concilio di Trento. |
Chiesa di San Sepolcro
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San Sepolcro, il cui progetto è firmato da Alessio Tramello,fu costruito
tra il 1513 e il 1533 per i monaci Olivetani; in periodo napoleonico
venne trasformato in ospedale militare e solo nel 1903 riaperto al
culto. Accanto alla chiesa sorge l'ex convento dei Padri Olivetani,
con due bei chiostri inglobati negli spazi dell'Ospedale Civile. Il nome
sembra derivarle da un pellegrino piacentino reduce dal Santo Sepolcro
di Gerusalemme, che, nel 938, fondò su quest'area un edificio di culto
poi distrutto. La facciata presenta contrafforti che ne esaltano la
verticalità e un portale barocco; l'interno è vasto, scandito da
pilastri e caratterizzato da decorazione chiaroscurale a fresco che si
snoda come un nastro. |
Chiesa di San Sisto
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La chiesa ha origini medievali : venne fondata nell'874 dalla regina
Angilberga, moglie dell' imperatore Lodovico il Pio, che volle la
costruzione di un monastero di benedettine, di cui divenne badessa.
L'attuale complesso risale al Rinascimento, opera del maestro piacentino
Alessio Tramello. Per questa chiesa Raffaello dipinse la "Madonna
Sistina", che i benedettini vendettero nel 1754 ad Augusto III re di
Polonia. Degni di nota i chiostri e il coro ligneo, prezioso esempio di
intaglio e intarsio cinquecentesco. |
Chiesa di Sant'Agostino
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Tra le chiese cinquecentesche che hanno subito varie trasformazioni,
notevole è quella di Sant'Agostino all'incrocio fra lo Stradone Farnese e
via Giordani. La mole imponente del tempio, non visitabile, presenta
una facciata neoclassica in blocchi di granito, opera di Camillo Morigi
(1785-93). L'interno, che lascia stupefatti per l'ampiezza e
l'armoniosità, è a cinque navate (unico esempio in città), divise da
colonne e pilastri. Sulle pareti del transetto, frammenti di affreschi
del Malosso. Chiusa al culto da circa due secoli, solo di recente la
chiesa è tornata al primitivo splendore. La chiesa, ora appartenente al
demanio dello Stato, è chiusa ed utilizzata per mostre ed esposizioni.
E' visitabile solo in queste occasioni. |
Chiesa di Sant'Anna
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E' un monumento caratteristico di architettura gotica padana, ad aula.
Nel XII secolo era un monastero affidato agli Umiliati; secondo la
tradizione , il complesso monastico avrebbe ospitato nel Trecento san
Rocco di Montpellier (vi è conservato un dipinto e una statua). La
facciata è stata rifatta nel 1957 su disegno dell'architetto Camillo
Guidotti; l'abside, nella parte posteriore della chiesa, fu ampliato nel
1500 per ospitare i religiosi durante le ufficiature; i sei altari
laterali furono ricavati nel Seicento, chiudendo totalmente o
parzialmente le lunghe finestre ogivali; il campanile è stato
sopraelevato nel 1957 su disegno dell'architetto Pietro Berzolla; le
vetrate istoriate della parete di fondo risalgono al 1925 e
rappresentano S.Rocco ed un rosone, quelle della parete nord, a rulli
antichi di vetro soffiato sono opera del laboratorio artistico Peresson
di Milano e sono del 1980, le quattro vetrate istoriate dell'area
absidale sono sempre della ditta Peresson su disegno dell'artista Trento
Longaretti di Bergamo e rappresentano la Natività e la Crocefissione,
il Battesimo di Gesù e l'Addolorata. |
Chiesa di Sant'Antonio a Trebbia
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La chiesa ha origini molto antiche: le prime fondamenta risalgono al
1172 quando iniziò la costruzione a fianco dell'ospedale fondato dai
padri ospedalieri. Nel lontano 1361 l'edificio viene ampliato fino a
raggiungere la forma architettonica che oggi lo caratterizza. |
Chiesa di Sant'Eufemia
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Il primitivo nucleo dell'edificio risale a prima del Mille, ma solo dopo
il 1100, per volontà del Vescovo Aldo, il tempio trovò la sua
definitiva sistemazione e importanza. A quegli anni si deve infatti far
risalire il portico snello, poggiante su pilastri ornati da preziosi
capitelli romanici. L'interno è a tre navate, con absidi terminali
separate da pilastri, il cotto predomina. Secondo tradizione in questa
chiesa volle essere sepolto il vescovo Aldo, ma i suoi resti non vennero
mai ritrovati, mentre invece riemersero quelli di Santa Eufemia. |
Chiesa di Santa Brigida
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Una delle chiese più antiche della città, affonda le sue radici dopo il
Mille; qui nel 1185 la Lega Lombarda ha ratificato la pace di Costanza.
In questa chiesa si venera S.Gaspare del Bufalo, un prete romano che,
con altri è stato imprigionato a Piacenza per non aver giurato fedeltà a
Napoleone. Tra le opere più importanti segnaliamo, nella navata destra,
un "Beato Alessandro Sauli" di Giovanni Battista Tagliasacchi; tra le
sculture un crocefisso del XV secolo (cappella del Crocefisso) e un
battistero di Paolo Perotti (navata sinistra presso l'entrata).
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Chiesa di Santa Chiara
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Sorta su un precedente edificio di origine medioevale, la costruzione
risale ai primi del Seicento. Vi si conserva un crocefisso ritenuto
miracoloso dalla credenza popolare. Alla sacra effige è legata una
leggenda: nel Medioevo, in una notte di neve, due angeli sotto forma di
giovani bellissimi, bussano al convento lasciando in deposito una cassa.
Sarebbero passati in seguito a ritirarla ma in realtà non si fecero più
vedere; nella cassa era custodito il crocefisso che ancora oggi si
venera. |
Chiesa di Santa Maria della Pace
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Costruita alla fine del Cinquecento, è di proprietà degli Ospizi Civili
che, dopo averla restaurata, l'hanno adibita recentemente ad Auditorium;
nella volta si conservano affreschi di Luciano Ricchetti. |
Chiesa di Santa Maria in Cortina
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E' ritenuta una delle chiese più antiche della città: in essa si
custodisce un ipogeo che viene ritenuto la prima tomba del martire
Antonino, ucciso dai sicari dell'imperatore ai primi del quarto secolo.
La chiesa ha subito varie modifiche tra cui le più importanti segnate
dall'arte neogotica. Tra le varie opere, custodisce un'icona di Maria
Bambina cara alla devozione dei piacentini. |
Chiesa di Santa Maria in Gariverto
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La sua origine risale all'epoca medioevale e nei secoli dopo il Mille
era tributaria del Duomo. L'attuale edificio è stato costruito nel XVIII
secolo ed altri lavori di miglioramento sono stati eseguiti nel nostro
secolo, alcuni anche di recente. Ad esempio nel 1975 è stata
ristrutturata l'intera area presbiteriale, che occupa gran parte
dell'intera chiesa. Per rendere la chiesa più moderna e fruibile sono
state inserite le sculture di Paolo Perotti: recentemente Ada Tassi ha
scolpito un San Camillo de Lellis. Tra le pitture spiccano un
S.Ildefonso di Francesco Ferrante e una Madonna del Bossi commissionata
da Carlo Carasi.
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Chiesa di Santa Maria in Torricella
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La storia dell'edificio sacro inizia nel 1514 quando si decide di
proteggere con un edificio un'immagine mariana attorno alla quale andava
sviluppandosi la devozione popolare. Questa chiesa era utilizzata per
l'assistenza ai condannati a morte (il patibolo era vicino alla piazza) e
a questo compito particolare erano addetti i Cappuccini laici,
istituiti dal vescovo Burali in sostituzione dei Confratelli di san
Giovanni. La prima chiesa era molto più piccola dell'attuale che risale
alla metà del Seicento. La chiesa conserva un Beato Paolo Burali di
Gaspare Landi, un Crocifisso di Robert de Longe ed un S.Disma di
Giuseppe Gherardi. E' ancora sede di una delle tre confraternite laicali
esistenti in diocesi: la Confraternita di S. Maria in Torricella.
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Chiesa di Santa Teresa del Carmelo
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Lungo Corso Vittorio Emanuele II, si incontra un'altra chiesa
seicentesca (1650-52) dedicata a Santa Teresa del Carmelo, sorta
sull'area di un preesistente tempio duecentesco. L'interno, ad una sola
navata, è in stile barocco, con varie cappelle dove lasciarono i loro
lavori artisti quali il fiammingo Roberto De Longe, i fratelli Natali e
il bresciano Giovanni Ceruti, detto "il Pitocchetto", per i soggetti di
umilissima estrazione sociale che amava ritrarre. Preziosi sono la
cantoria seicentesca, il pulpito, due grandi armadi di sacrestia e, in
una nicchia del pilastro di destra, un crocefisso bronzeo attribuito a
Francesco Algardi. |
Oratorio San Cristoforo
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L'Oratorio San Cristoforo sorge alla congiunzione fra via Genocchi e Via
Gregorio X; esso fu chiamato della Morte per la presenza, un tempo,
della confraternita che prestava assistenza durante i riti funebri.
Opera forse del Valmagini, presenta una cupola affrescata dal Bibiena.
Degna di nota anche la facciata della chiesa di San Bartolomeo
sull'omonima via, con il corpo centrale convesso e il bizzarro frontone
arrotondato "a feluca". L'oratorio è sede dell'istituto Diocesano di
Musica Sacra "San Cristoforo" gestita dall'omonima associazione senza
scopo di lucro i cui membri sono la Diocesi di Piacenza-Bobbio e
l'associazione "Progetto Musica". L'istituto ospita anche la sede della
stessa associazione "Progetto musica" e da Gennaio 2005 del Gruppo
Strumentale Ciampi. I tre enti organizzano manifestazioni culturali
quali concerti, mostre, presentazioni, conferenze, rappresentazioni
teatrali, saggi ecc. |
Santuario di Santa Rita
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Il tempio è gestito dalla congregazione dei Cappuccini; nel corso dei
secoli i frati hanno apportato diverse modifiche sopratutto dopo la
seconda guerra mondiale durante la quale un aereo aveva distrutto parte
dell'edificio mentre in chiesa si sono avuti interventi negli ultimi
anni settanta. In questo periodo fu costruita la Cappella di Santa Rita
decorata da Carlo Donati e abbellito il presbiterio con sculture di
Paolo Perotti; alcuni pregiati dipinti sono del Guercino e del Malosso. A Piacenza è molto viva la devozione a Santa Rita quale protettrice degli automobilisti e si festeggia ogni anno il 22 Maggio. |
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