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Le chiese di Piacenza
La città di Piacenza è costellata da numerose chiese di antichissima tradizione, che verranno brevemente presentate in questa sezione.
Molte altre sono poi le chiese di più
recente costruzione. Per consultare un elenco di queste ultime è possibile collegarsi al
sito internet della Diocesi di Piacenza Bobbio.
Duomo di Piacenza
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Iniziato nel 1122 sulle fondamenta della preesistente cattedrale di S.Giustina, fu terminato nel 1233. La facciata è divisa in due contrafforti, in marmo rosa nella parte inferiore e in arenaria nella parte superiore. I tre ingressi sono sormontati da piccoli portici a due colonne. Capolavori di arte romanica sono le figure che reggono i protiri, prodotto di una scuola cantiere piacentina che segue i modelli di Wiligelmo e Nicolò. La torre e la cupola sono del Trecento. L'interno presenta una significativa testimonianza dell' arte barocca con affreschi di Carracci e Procaccini nel presbiterio e Guercino e Morazzone nella cupola. Nella sacrestia spicca “Lo sposalizio di Santa Caterina” di Robert de Longe. Di notevole importanza anche le formelle dei paratici, collocate sulle colonne, che testimoniano la partecipazione alla costruzione della chiesa degli artigiani locali. La vasca battesimale paleocristiana documenta le antiche origini del Duomo. La devozione popolare, agli inizi del Seicento, ha dedicato una particolare attenzione alla Madonna del Popolo nella omonima cappella; sul lato opposto si trova la tomba del Beato Giovanni Battista Scalabrini. Molto interessante anche la cripta dove sono conservati i resti di S.Giustina. Di notevole importanza è l'archivio capitolare. Il campanile è a struttura quadrata in cotto e svetta alla sinistra del Duomo fino a 67 metri di altezza. Sulla punta della guglia conica, nel 1341, il capomastro piacentino Pietro Vago installò un angelo rotante di rame dorato. La statua é uno dei simboli della città, affettuosamente chiamata dai piacentini "L'Angil dal Dom". Particolare la gabbia in ferro, collocata su un lato del campanile nel 1495 per ordine di Lodovico il Moro, più che altro come monito ai malfattori. |
Basilica di Sant'Antonino
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La Basilica di Sant' Antonino, dedicata al patrono della città, di cui conserva le reliquie, venne fondata nel quarto secolo d.C. Fu punto di riferimento fondamentale per i pellegrini che percorrevano la via Francigena, via che costeggia l’edificio e sulla quale si affaccia il cosiddetto Portico del Paradiso. Realizzato su progetto di Pietro Vago nel 1350, sotto queste volte è stata collocata nel luglio del 1998 una grande statua di Gregorio X, l'unico Papa piacentino, opera di Giorgio Groppi. Il portale interno è opera artistica di notevole valore, realizzato nel XII secolo da allievi della scuola di Niccolò da Ferrara. L’esterno della basilica fu sottoposto a notevoli modifiche che ne alterarono l’impianto originario, l’ultima ad opera dell’architetto Giulio Arata tra il 1915 e il 1930. Anche l’interno fu più volte rimaneggiato nei secoli successivi: ad esempio i soffitti lignei originari furono sostituiti da volte a crociera di chiaro gusto tardo-gotico, nel XVI-XVII secolo fu trasformata la zona del presbiterio e verso la metà del XIX introdotte decorazioni pseudo gotiche sulle colonne e sulle pareti. Questi e altri interventi andarono parzialmente ad oscurare alcune opere originarie di grande valore artistico primo fra tutti un ciclo di affreschi dell’ XI secolo, interessante e raro esempio di pittura medievale a Piacenza. Sul lato sud della chiesa si addossa il chiostro risalente al 1483. La chiesa custodisce altre importanti opere d'arte tra cui gli affreschi di Camillo Gavasetti nel presbiterio dove alle pareti ci sono quadri di Robert de Longe. Altre opere sono riunite nel Museo Capitolare. Qui sono conservati la "Brandazza" un crocefisso barocco caro alla devozione popolare ed altre opere di pregio quali un dossale del Quattrocento con episodi della vita di Sant'Antonino e un'"Incoronazione della Vergine" di Gian Battista Trotti detto il Malosso. Da questo tempio partirono, sul finire dell'Ottocento, i primi missionari dell’ordine di San Carlo fondato dal Beato Giovanni Battista Scalabrini. Inoltre fu in Sant' Antonino che nel 1183 si avviarono i preliminari della pace di Costanza tra Federico Barbarossa e i Comuni italiani come ricordato nella lapide posta nel Portico del Paradiso. |
Basilica di Santa Maria di Campagna

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Eretta su iniziativa di un gruppo di cittadini che si costituì in fabbriceria, nei primi anni del sedicesimo secolo (1522- 1528), la chiesa sorge sull'area occupata in precedenza da un altro edificio sacro (il santuario di Santa Maria di Campagnola), dove si venerava un’ immagine lignea della Madonna con il Bambino che risaliva al XIV secolo; qui, secondo la tradizione, il Pontefice Urbano II nel 1095 avrebbe annunciato l 'intenzione di bandire la prima Crociata in Terra Santa. Progettista e direttore dei lavori fu l’architetto piacentino Alessio Tranello. La chiesa è a pianta centrale, secondo uno schema abbastanza diffuso in questi anni: si distingue per l'armonia della disposizione degli spazi e dei volumi organizzati in modo essenziale ed equilibrato; armonia che, in qualche modo, verrà alterata sul finire del Settecento quando interventi strutturali allungheranno uno dei bracci per dare forma al coro e all’attuale presbiterio. Eccezionali sono le decorazioni e gli affreschi che ne ricoprono gli interni. Tra gli artisti che vi hanno lavorato con cicli di opere di grande respiro, vi è Antonio Sacchi detto il Pordenone. Suo, sulla parete d'ingresso, è il Sant'Agostino e subito dopo la cappella dei Re Magi interamente affrescata dall’artista come anche la successiva cappella di Santa Caterina . Uscendo dalla cappella nel braccio vicino opere di Camillo Procaccini e Gaspare Traversi. In sagrestia tele di Gaspare Landi e di Giulio Campi; la cappella di Sant'Antonio presenta opere di Pietro Antonio Avanzini, Camillo Procaccini e dei fratelli Bibiena; nel braccio destro della croce hanno lavorato Alessandro Tiarini, Antonio Triva e Ignazio Stern; nella cappella di Santa Vittoria Martire opere di Ferrante Moreschi, Bernardino Gatti (San Giorgio che uccide il drago), Paolo Bozzini, Ludovico Pesci e Daniele Crespi. Su tutto domina il poderoso complesso della cupola che si erge nel mezzo della croce greca : nella lanterna è raffigurato l'Eterno Padre sostenuto da una gloria di angeli da cui discendono personaggi e storie della cristianità; gli affreschi sono opera del Pordenone e del Sojaro.Il pavimento in marmo a vari colori è opera dell’artista milanese Giambattista Carrà (1595), notevole anche la statua di Ranuccio I Farnese opera di Francesco Mochi (1616). |
Antiquarium di Santa Margherita
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Il complesso di S. Margherita, che accoglie un auditorium nella chiesa superiore adorna di stucchi e affreschi, è l’unico sito in città in cui è visibile uno spaccato di stratificazione urbana ed è documentata l’evoluzione dell’edificio dal periodo paleocristiano fino al Settecento. Utilizzando una precedente costruzione di epoca romana , nella seconda metà del secolo VI, è stato costruito un tempio a tre navate intitolato a Santa Liberata ; sopra a questo dopo il Mille troviamo una nuova chiesa in stile romanico intitolata a Santa Margherita che probabilmente usufruiva della precedente costruzione come cripta. Per quanto riguarda l’attuale edificio si presume risalga alla prima metà del secolo XVIII. Dopo attenta opera di restauro compiuta alla fine del secolo scorso dalla Cassa di risparmio di Parma e Piacenza, la chiesa superiore è stata trasformata in auditorium. Gli scavi effettuati sotto la chiesa superiore hanno portato alla luce oltre alle più antiche strutture architettoniche anche i resti di una fornace, alcune tombe probabilmente longobarde e oggetti di origine romana. I pezzi sono ora esposti nell’Antiquarium ricavato all’interno dell’antico edificio in un suggestivo allestimento che con l’ausilio di reperti selezionati e di pannelli esplicativi, ripercorre le vicende di quest’angolo di Piacenza dall’età romana a quella medievale e barocca.
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Cappella di Santa Maria del Suffragio
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Il sobrio edificio a croce greca, terminato nel 1826 su progetto dell'architetto Lotario Tomba, è uno degli esempi più significativi dell'architettura neoclassica a Piacenza. La cappella ornata in facciata da elegante pronao, costituisce anche nella concezione del Tomba, il fulcro e l'accesso al monumentale impianto del cimitero municipale. All'interno sono presenti elementi di pregio, come l'altare maggiore, progettato dallo stesso Lotario Tomba, gli affreschi della cupola e dei pennacchi realizzati dal pittore piacentino Luciano Ricchetti nel 1936 ed alcuni dipinti del primo Seicento, tra i quali va segnalata "L'immacolata Concezione fra i Santi Antonio e Francesco" che reca la firma del pittore codognese Camillo Procaccini |
Sala dei Teatini ex chiesa di San Vincenzo
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La chiesa teatina di Piacenza fu consacrata dal vescovo Claudio Rangoni
nel 1612, proprio nel luogo dove esisteva la duecentesca chiesa di S.
Vincenzo, ancora in attività e adiacente al secondo chiostro di S.
Antonino. Al termine di due anni di lavori ininterrotti, nel corso dei
quali è stato compiuto il restauro dell'edificio e di tutti i suoi
affreschi, riapre l'ex chiesa di San Vincenzo ora chiamata Sala dei
Teatini. Conclusi i lavori di restauro, un progetto d'avanguardia, ha
trasformato l'ex chiesa in un moderno auditorium. All'interno, a tre
navate, un ciclo ad affresco (1706-12) con opere di figura di Robert De
Longe (Bruxelles 1646- Piacenza 1709) e di Giovan Evangelista Draghi
(Genova 1654-1712), di quadratura dei piacentini Andrea e Giambattista
Galluzzi, mentre la volta a botte della navata centrale (1760-1) è
affrescata dai lombardi Felice Biella (quadratura) e Federico Ferrario
(figura). In zona presbiteriale si ricordano le tre scene del martirio
di S. Vincenzo dipinte dal già citato Roberto de Longe. Tra le opere
pittoriche, non più in loco, Carlo Carasi (le pubbliche pitture, 1780)
ricorda nella navata destra il S. Bernardo di Domenico Fiasella detto
Sarzana (1643), S. Carlo che battezza di Alessandro Tiarini. Altre opere
sono la Trinità del cav. GiovahBattista Trotti detto il Malosso, S.
Andrea Apostolo di Carnillo Gavasetti, S. Andrea Avellino sorpreso dall
'apoplessia di Benedetto Marini, S. Cecilia di Sebastiano Galeotti. |
Chiesa del Sacro Cuore
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Il complesso immobiliare dei gesuiti, situato nella parte più antica della città, ha subito sin dalla sua origine – gli anni successivi al Mille - molteplici trasformazioni e restauri. La chiesa ad unica navata coperta a botte, nell’Ottocento fu adibita a teatro e successivamente anche a magazzino, finchè passò ai religiosi della Compagnia del Gesù che diedero il via ad una complessa opera di restauro. Nel 1886 la chiesa fu di nuovo consacrata mentre i lavori proseguirono. In quegli anni fu innalzato l’attuale campanile. Da allora i Gesuiti ampliarono ed ammodernarono il complesso di via Melchiorre Gioia ma i lavori riguardarono soprattutto il complesso dell’ex Convento. |
Chiesa delle Benedettine
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La chiesa e il convento delle Benedettine furono edificati per volere del duca Ranuccio II a seguito di un voto fatto per la guarigione della moglie Maria d'Este. Il complesso fu progettato dall'architetto di corte Domenico Valmagini nel 1677 e fu consacrato il 31 agosto del 1681. Nel convento si stabilirono le religiose benedettine di stretta osservanza fino al 1810 anno in cui il complesso fu destinato a magazzino militare. Solo alla fine del secolo scorso la chiesa è stata oggetto di interventi di recupero. La struttura della chiesa è impostata su una pianta centrale a croce greca sormontata da un tamburo ottagonale su cui si erge una cupola rivestita in piombo e ornata da una torretta a lanterna, sormontata a sua volta dal giglio farnesiano. |
Chiesa di San Bartolomeo
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Su questa area sorgeva già intorno al secolo XV una chiesa con ospedale per i pellegrini. L’edificio attuale risale al XVIII secolo, su progetto del milanese F. Croce. Sede dell’ordine agostiniano, che occupava l’annesso convento, fino al 1805 fu chiusa definitivamente al culto per il crollo di parte del tetto. Rifatta la copertura nel 1985, la chiesa sconsacrata è stata concessa in uso ad associazioni culturali. |
Chiesa di San Carlo
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L'edificio originario risale al XVII secolo; alla fine del XIX secolo gli fu addossata una facciata in stile gotico. Sede delle suore “Cappuccine” che si insediarono nel 1617 a pochi anni dalla realizzazione dell’annesso complesso monastico e vi rimasero fino al 1810. A fine Ottocento passò agli Scalabriniani che qui insediarono la casa madre. La chiesa e il monastero, nella seconda metà del Novecento, furono oggetto di interventi di ristrutturazione che interessarono in particolare i due chiostri. La chiesa conserva una statua raffigurante Gesù Bambino già venerata nel XVI secolo presso la chiesa di San Gervaso e poi qui trasferita alla fine dell’Ottocento. |
Chiesa di San Dalmazio
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La sua origine risale agli anni seguenti il Mille (1040) e deve la sua costruzione ai monaci del monastero di Val di Tolla nell’alta Val d'Arda. Nata in stile romanico, a tre navate con una sola abside centrale, venne successivamente modificato nella facciata e nelle colonne interne e la decorazione della pareti fu ricoperta da intonaco.Interessante la cripta romanica, una delle più suggestive e antiche della città, a pianta centrale con volte a crociera sostenute da esili colonne. La chiesa è stata restaurata all'epoca di Maria Luigia e diventò oratorio ducale e subito dopo oratorio reale con Carlo III di Borbone. In una cappella sono conservati i resti di Sant’Urbico. |
Chiesa di San Donnino
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Chiesa risalente al XII secolo ma ricostruita nel 1236 dal cardinale Jacopo da Pecorara.La struttura originaria è decisamente romanica : a pianta basilicale con tre navate chiuse da altrettante absidi semicircolari. Gli interni e la facciata furono rimaneggiati nei secoli XVII e XVIII e poi ancora nel XVIII e XIX secolo. Dopo un vistoso crollo della navata centrale nel 1951 la chiesa è stata restaurata con l'eliminazione di tutte le sovrastrutture accumulate nei secoli. La chiesetta ospita l'adorazione eucaristica continua del Santissimo e tra le opere custodite è da segnalare un crocifisso in bronzo di Giorgio Groppi dono dell’associazione panificatori di Piacenza. |
Chiesa di San Francesco
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Costruita tra il 1278 e il 1363 per volontà del ghibellino Umbertino Landi, è in stile gotico lombardo con facciata in cotto. Furono incaricati della costruzione i Frati Minori che in breve tempo edificarono la chiesa e monastero annesso. La chiesa si arricchì di opere d’arte e il convento raggiunse dimensioni ragguardevoli tanto che nell’Ottocento risulta che occupasse tutta la piazzetta Plebiscito e fosse costituito da tre chiostri con relativi giardini. Durante il periodo napoleonico la chiesa rimase aperta, pur con una breve parentesi in cui fu trasformata prima in magazzino e poi in ospedale.. Successivamente fu restituita ai religiosi che però nel 1810 la lasciarono definitivamente. L’evento più importante collegato alla chiesa è, nel 1848, la proclamazione, avvenuta qui con plebiscito, dell’annessione di Piacenza al Regno di Sardegna. Più volte restaurata, San Francesco presenta caratteristiche che l'avvicinano alla omonima basilica bolognese, in cui si sentono gli influssi dell'architettura monastica borgognona cistercense, come la planimetria absidale con cappelle radiali. Presenta in facciata due contrafforti, rosone, cuspide e guglie, nonché un portale mediano quattrocentesco (più tardi i laterali), e sui fianchi poderosi archi rampanti. Sul lato destro si trova il chiostro, di cui è rimasto solo un porticato in seguito alla demolizione quasi totale del convento ad opera del Comune intorno agli anni 40 del XX secolo. La chiesa conserva all'interno sepolture di uomini illustri, dipinti, sculture e resti di affreschi del XIV e XV secolo. Da notare la scultura posta nella lunetta del portale, con le Stigmate di San Francesco (1480 circa). La cupola della cappella dell’Immacolata è affrescata da Giovanni Battista Trotti detto “Il Malosso” (1597). |
Chiesa di San Giorgino
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Attuale sede della Confraternita di S. Maria del Suffragio fu ricostruita attorno alla metà del seicento; si presenta a navata unica, a pianta rettangolare con un ampio presbiterio occupato da un altare barocco che risale all’anno santo 1775. L’interno della chiesa è impreziosito da un importante dipinto del De Longe posto sull'altare maggiore e raffigurante la Madonna del Suffragio. Completa il complesso architettonico, verso la strada, una cappella con pianta a croce greca, realizzata nella prima metà del settecento per destinarla ad ossario. La Madonna del Suffragio è pure raffigurata in affreschi di Sebastiano Galeotti conservati nella sacrestia della chiesa dove si trovano anche mobili settecenteschi di fattura assai pregiata. |
Chiesa di San Giovanni in Canale
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La chiesa conserva la struttura conventuale domenicana del XIII secolo: i domenicani giunsero a Piacenza intorno al 1220 e, a seguito di donazioni ricevute nei pressi del rio Beverora, fondarono una chiesa con annesso monastero, dedicata a San Giovanni “in canale” per distinguerla da altre omonime. Vicino alla chiesa di San Giovanni si trovava la chiesa di Santa Maria del Tempio sede dell’ordine dei templari che, dopo la soppressione dell’ordine, nel 1312, subì un’inevitabile decadenza fino a scomparire del tutto nella seconda metà del secolo scorso. I Domenicani furono, a Piacenza, i custodi dell'Inquisizione (si può ancora vedere la sala delle udienze) che venne soppressa a Piacenza nel 1797 sotto la dominazione francese. All’interno, di notevole interesse sono i monumenti sepolcrali di cui uno del XIV secolo appartenente alla famiglia Scotti. Nei secoli XVI e XVII , l’interno venne rimaneggiato secondo il gusto corrente, con l’applicazione di stucchi e dorature. E’ dell’Ottocento la maestosa cappella del Rosario, in stile neoclassico decorata con tele di Gaspare Landi e Vincenzo Camuccini.
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Chiesa di San Giuseppe
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Fondata nel 1507 è stata officiata fino al 1997 dai Frati Cappuccini ai
quali era affidata la cura spirituale dei malati del nosocomio cittadino
(ora passata ai preti diocesani). L'edificio presenta un'unica navata
coperta da una volta a botte mentre l'area presbiteriale è chiusa da una
cupola sormontata da una lanterna. In corrispondenza delle pareti del
presbiterio sono collocati tre dipinti su tela costituenti un ciclo
dedicato a san Giuseppe;tra le opere più importanti un "Transito di san
Giuseppe" di Robert de Longe (Bruxelles 1645- 1709). |
Chiesa di San Lazzaro e San Vincenzo de' Paoli
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Fa parte del complesso del Collegio Alberoni ed è pure aperta al pubblico come sede di parrocchia. Questa chiesa era già presente prima dell'intervento dell'Alberoni; il cardinale, però, quando nel Settecento pose mano al suo progetto, mentre costruì ex novo il collegio, si limitò ad ampliare la chiesa che consacrò nel 1744. Nel tempio sono conservate opere di Antonio Bresciani, di Camillo Procaccini, di Gaetano Callani e di Giuseppe Peroni. In questo edificio sono stati sepolti lo stesso cardinale Alberoni (1752) e Alcide Marina (1965), definito il secondo fondatore del Collegio. Giulio Alberoni (1664-1752), rappresentante dei Farnese, è l'artefice del matrimonio tra Elisabetta e il re di Spagna Filippo V, del quale è primo ministro dal 1715 al 1719. In seguito è legato pontificio nelle Romagne e a Bologna. A Piacenza realizza per la formazione del clero un suo collegio che si distingue, anche in seguito, per l'impegno negli studi filosofici e scientifici. L'istituzione viene affidata ai preti della Missione e tra loro si distingue il piacentino Alcide Marina che, superiore del collegio dal 1921 al 1932, riuscì a impostare su nuove basi tutte le attività culturali dell'istituzione di san Lazzaro. Eletto arcivescovo, fu nunzio apostolico in Iran, Turchia e Libano. |
Chiesa di San Nazaro e San Celso
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Edificio in stile composito che gli deriva dalla sua lunga storia che
comincia dopo il Mille: romanico il campanile, barocchi l'interno e la
facciata. Attualmente è usato come sala mostre e convegni ed è gestito
dallo Spazio d'arte Rosso Tiziano. |
Chiesa di San Paolo
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La storia di questa chiesa, come edificio, inizia alla fine del Seicento, ma come parrocchia è citata gia intorno all’887. Sicuramente qui esisteva un borgo come suggerisce la favorevole posizione geografica e importante doveva essere il ruolo della chiesa situata lungo la attuale via Scalabrini, principale arteria cittadina che costituisce un ramo della Via Francigena. Originariamente in stile romanico fu ricostruita, in seguito al crollo avvenuto nel 1681, in stile barocco con l'impostazione attuale: un'unica navata coperta da una volta. La facciata è realizzata in modo da ricavare quattro larghi scomparti destinati ad ospitare gli affreschi di Bartolomeo Baderna che in seguito andarono persi. All’interno la cappella della Madonna della Corona è affrescata da Giambattista Natali e restaurata da Sidoli nel secolo scorso. La volta ospita gli affreschi di Luciano Ricchetti raffiguranti le Beatitudini ; sempre del Richetti sono le vetrate. Nella retrofacciata si possono ancora ammirare "Episodi della Sacra Scrittura" dei Baderna, così come nel coro affreschi raffiguranti episodi delle vite di santi sempre dei Baderna. Presso l'ingresso, sulla parete di destra, si trova una "Madonna in trono" del Trecento particolarmente cara alla devozione popolare. |
Chiesa di San Pietro
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San Pietro, di fondazione antecedente al Mille, fu ceduta ai Gesuiti che la ricostruirono tra il 1585 e il 1587. Conserva un bell'altare barocco proveniente dal Duomo. Il vicino Palazzo del Collegio dei Gesuiti, ora sede della Biblioteca Comunale Passerini Landi, fu completato verso il 1593 e confina in parte con la chiesa. I Gesuiti svolsero la loro attività a Piacenza fino al 1768, anno in cui furono cacciati dal Ducato; ritornarono dopo la Restaurazione e rimasero fino al 1848 presso la chiesa di San Pietro. Dal 1893 la chiesa ritornerà ad essere Parrocchia . Autentica opera d’arte è il campanile, costruito nel ‘600 e decorato nel ‘700, poco conosciuto e apprezzato in quanto la visuale ne è impedita dai fabbricati vicini. Nei primi decenni del ‘900 la chiesa fu sottoposta a interventi di restauro, in particolare, fu eretta l’attuale facciata. In apposite nicchie furono collocate le statue di San Pietro e di altri santi preposti alle parrocchie inglobate da San Pietro. All’interno, nelle cappelle e nel presbiterio si trovano affreschi di Roberto de Longe e l’altare maggiore di epoca barocca proveniente da una cappella del Duomo cittadino. |
Chiesa di San Raimondo
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Costruita nel Settecento a pianta centrale, la chiesa conserva in due
cappelle laterali le tombe dei santi piacentini Franca e Raimondo. La
storia della chiesa si ricollega ad una pagina importante della storia
medioevale quando Raimondo Palmerio, dopo essere stato pellegrino in
Palestina, a Piacenza fondò un ospizio. Il convento annesso ospita le
suore benedettine di clausura. |
Chiesa di San Rocco
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Chiesa ad unica navata voluta dalla Confraternita di San Rocco nella seconda metà del Cinquecento; la struttura esterna è di una semplicità estrema, l’interno decorato riccamente secondo la tradizione barocca, conta opere importanti tra cui un quadro raffigurante una Madonna e Santi di Giuseppe Nuvolone, un San Rocco (nascita e morte) di Giuseppe Gorla (1722) e dello stesso santo un apoteosi di Paolo Bozzini. Nel presbiterio è posta una statua lignea del santo a cui è dedicata la chiesa risalente alla fine del Cinquecento.
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Chiesa di San Savino
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L'edificio, consacrato nel 1107 e dedicato a San Savino, secondo vescovo di Piacenza, fu costruito su iniziativa del vescovo Sigifredo nel luogo dove si riteneva si trovasse l’originaria basilica voluta da San Savino nel IV secolo dopo Cristo.E’ contemporanea alla chiesa la cripta che conserva uno dei due mirabili mosaici (1100 d.c.) custoditi nella chiesa raffigurante i mesi e i segni zodiacali su sfondo a onde marine, l'altro, nel presbiterio, presenta scene di combattimento, di una partita a scacchi e una raffigurazione di Cristo. Trasformata in commenda, agli inizi del Cinquecento fu passata all’ordine dei geronimini che, ricostruendo il chiostro e demolendo l'altare maggiore ritrovarono il corpo del santo titolare. Durante il Settecento l’interno fu rivestito di stucchi e altri ornamenti che modificarono l’originario stile romanico; ma l’intervento più radicale fu quello che interessò la facciata che venne ricostruita nel 1721 e che è quella visibile attualmente. Importanti le opere d'arte custodite in San Savino tra cui un crocifisso ligneo del dodicesimo secolo posto sull'altare maggiore, nel presbiterio, un affresco strappato attribuito ad anonimo pittore lombardo e datato XV secolo ( "Madonna con bambino in trono) e in fondo alla navata destra “Madonna e Santi” affresco del XII secolo. |
Chiesa di San Sepolcro
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San Sepolcro, il cui progetto è firmato da Alessio Tramello, fu costruito tra il 1513 e il 1534 su commissione dei monaci Olivetani nelle vicinanza dell’area in cui secoli addietro era collocata una chiesa intitolata al Santo Sepolcro. Né la facciata né l’attuale portale, di epoca sicuramente posteriore, sembrano però attribuibili all’opera del Tramello . Nel periodo napoleonico la chiesa fu chiusa al culto e venne trasformata in ospedale militare e solo nel 1903, per interessamento del Vescovo Scalabrini, riaperta al culto dopo accurati lavori di ripristino. Accanto alla chiesa sorge l'ex convento dei Padri Olivetani con due bei chiostri inglobati negli spazi dell'Ospedale Civile. L’interno è vasto, scandito da pilastri e caratterizzato da decorazione chiaroscurale a fresco che si snoda come un nastro al di sopra degli archi di sostegno delle navate. La zona del presbiterio ospita sculture di Paolo Perotti. |
Chiesa di San Sisto
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La chiesa ha origini medievali : venne fondata nell'874 dalla regina Angilberga, moglie dell' imperatore Lodovico il Pio, che vi affiancò un monastero di benedettine, di cui divenne badessa nell’882. Al monastero vennero attribuiti diritti e privilegi su intere zone dell’Italia settentrionale. Nel corso dei secoli diversi ordini di monaci e monache si avvicendarono alla guida del monastero fino al 1425 quando questo fu assegnato all’ordine dei “Cassinesi”. Sull’originario complesso medievale fu edificata l’attuale chiesa che risale al primo decennio del secolo XVI. Si ritiene che Alessio Tranello abbia partecipato alla definizione di alcuni particolari, quali la volta, il coro, le cupole e i tempietti. Superato il portale principale si accede ad un ampio chiostro triportico con ventuno arcate a pieno centro sostenute da colonne in granito ; sopra le arcate del chiostro sono ancora visibili antichi medaglioni affrescati : diciotto immagini di imperatori o abati. Oltre a questo cortile ce ne sono altri due : quello dell’abate, ora usato dalla Parrocchia e quello interno appartenente al caserma del genio Pontieri e non più visitabile. La facciata è a tre ordini sul ricco portale principale è collocata la statua di San Sisto. All’interno la chiesa si presenta a tre navate a croce latina al cui centro sorge una cupola mascherata all’esterno dal tiburio. La cupola al centro del transetto d’ingresso fu affrescata da Bernardino Zacchetti. Le due absidi al termine del transetto principale ospitano il monumento funebre a Margherita d’Austria e la cappella monumentale di Santa Barbara. Il transetto principale è affrescato con un motivo a finti cassettoni. Per questa chiesa Raffaello dipinse la "Madonna Sistina", che i benedettini vendettero nel 1754 ad Augusto III re di Polonia ed è ora esposta alla Gemaldegalerie di Dresda ; l’originale è sostituito da una copia ad opera del pittore piacentino P.A. Avanzini (1656-1733). Degni di nota i chiostri e il coro ligneo, prezioso esempio di intaglio e intarsio cinquecentesco. |
Chiesa di Sant'Agostino
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Tra le chiese cinquecentesche che hanno subito varie trasformazioni, notevole è quella di Sant'Agostino all'incrocio fra lo Stradone Farnese e via Giordani. La mole imponente del tempio, non visitabile, presenta una facciata neoclassica in blocchi di granito, opera di Camillo Morigi (1785-93). L'interno, che lascia stupefatti per l'ampiezza e l'armoniosità, è a cinque navate (unico esempio in città), divise da colonne e pilastri. Chiusa al culto da circa due secoli, ora appartenente al demanio dello Stato, è stata utilizzata per mostre ed esposizioni fino al 1985. Annesso alla chiesa è stato edificato un vasto complesso monastico dall’ordine dei Lateranensi, da anni destinato a caserma, e precedente alla costruzione della chiesa di cui viene posta la prima pietra nel 1569 e che sarà consacrata già nel 1573. Considerate le dimensioni imponenti della chiesa, i lavori andranno avanti per anni, tanto che la facciata verrà ultimata solo nel 1792. Realizzata in granito, ricorda nella forma, gli archi trionfali romani e le opere palladiane, con colossali statue e un timpano decorato di angeli e festoni. Negli anni successivi fino al secondo dopoguerra la chiesa e il monastero subiranno le più differenti destinazioni da ospedale a magazzino, da scuola a museo.L’interno presenta decorazioni frammentarie ad affresco del Trotti detto “Il Malosso, del Procaccini, Nuvoloni, Baderna, Cifrondi e Rubini. |
Chiesa di Sant'Anna
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E' un monumento caratteristico di architettura gotica padana. Nel XII secolo era un monastero intitolato a S. Maria di Betlemme e affidato agli Umiliati poi nella prima metà del secolo XIV l’edificio passa a Serviti che decidono di ricostruirlo mutandone anche l’intitolazione. Notevoli sono i valori artistici di Sant’Anna : si tratta di un edificio a tre navate suddivise nell’armonico avvicendarsi di quattro campate, il tutto illuminato da un sistema di finestre che fa di questa chiesa una delle più luminose del periodo. Secondo la tradizione, il complesso monastico avrebbe ospitato nel Trecento san Rocco di Montpellier (qui sono conservati un dipinto e una statua lignea del Santo). La facciata è stata rifatta nel 1957 su disegno dell'architetto Camillo Guidotti; l'abside, nella parte posteriore della chiesa, fu ampliato nel ‘500 per ospitare i religiosi durante le funzioni; i sei altari laterali furono ricavati nel Seicento, chiudendo totalmente o parzialmente le lunghe finestre ogivali ; il campanile è stato sopraelevato nel 1957 su disegno dell'architetto Pietro Berzolla. Le vetrate istoriate della parete di fondo risalgono al 1925, quelle della parete nord, a rulli antichi di vetro soffiato sono opera del laboratorio artistico Peresson di Milano e sono del 1980, le quattro vetrate istoriate dell'area absidale sono sempre della ditta Peresson su disegno dell'artista Trento Longaretti di Bergamo e rappresentano la Natività e la Crocefissione, il Battesimo di Gesù e l'Addolorata. |
Chiesa di Sant'Antonio a Trebbia
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La chiesa ha origini molto antiche: le prime fondamenta risalgono al 1172 quando iniziò la costruzione a fianco dell'ospedale fondato dai padri ospedalieri. Nel lontano 1361 l'edificio viene ampliato fino a raggiungere la forma architettonica che oggi lo caratterizza. Di dimensioni modeste, ad un’unica navata composta da tre campate. Dell’antico complesso ospedaliero resta oggi solo una parte del convento |
Chiesa di Sant'Eufemia
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Il primitivo nucleo dell'edificio risale a prima del Mille, ma solo dopo il 1100, per volontà del Vescovo Aldo, il tempio trovò la sua definitiva sistemazione con la attuale struttura della chiesa e l’annesso monastero. Come molti altri edifici sacri di Piacenza anche la chiesa di Sant’Eufemia mostra la coesistenza in un unico edificio di strutture sovrapposte dovute a diversi periodi. Dopo il 1100 fu aggiunto il portico poggiante su pilastri ornati da preziosi capitelli romanici; nel XII secolo fu innalzato a livello dell’intera facciata. I principali interventi di modifica dell’assetto originario risalgono al secolo XVIII : fu introdotta la cancellata sulla facciata che fu adattata allo stile barocco, nei muri perimetrali trovarono posto varie cappelle e il campanile fu abbattuto, per motivi di statica, e ricostruito solo nell’ ‘800. L'interno è a tre navate, con absidi terminali separate da pilastri, il cotto predomina. Secondo la tradizione in questa chiesa volle essere sepolto il vescovo Aldo, ma i suoi resti non vennero mai ritrovati, mentre invece riemersero quelli di Santa Eufemia. La chiesa conserva, inoltre, un mosaico del XII secolo raffigurante San Giorgio. |
Chiesa di Santa Brigida
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Una delle chiese più antiche della città, affonda le sue radici prima dell’anno Mille; fu intitolata dal vescovo di Fiesole Donato(di origini scozzesi) alla Santa scozzese e assegnata, in un primo tempo, insieme ad un ospizio per l’assistenza dei pellegrini, ai frati di San Colombano. Qui nel 1185 la Lega Lombarda ha ratificato la pace di Costanza di cui i preliminari erano stati discussi in Sant’Antonino. Ora, dopo molti rifacimenti, l’edificio si presenta in stile gotico mentre gli elementi romanici originari sono in gran parte andati perduti. Anche il campanile viene abbattuto e poi ricostruito nel secolo scorso. Tra le opere più importanti segnaliamo, nella navata destra, un "Beato Alessandro Sauli" di Giovanni Battista Tagliasacchi e gli affreschi del De Longe e Borselli nella cappella del crocefisso. Tra le sculture il crocefisso del XV secolo (cappella del Crocefisso) e le sculture di Paolo Perotti nel presbiterio.
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Chiesa di Santa Chiara
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Sorta su un precedente edificio di origine medioevale, la costruzione risale ai primi del Seicento. Affidata con l’annesso convento nel secondo dopoguerra ai Missionari Saveriani. Vi si conserva un crocefisso ligneo del Quattrocento ritenuto miracoloso dalla credenza popolare. Alla sacra effige è legata una leggenda: nel Medioevo, in una notte di neve, due angeli sotto forma di giovani bellissimi, bussano al convento lasciando in deposito una cassa contenente il crocefisso. Sarebbero passati in seguito a ritirarla ma in realtà non si fecero più vedere e il crocefisso rimane conservato fino ad oggi in una nicchia sopra l’altare maggiore. Le decorazioni degli interni sono originali del secolo XVIII. Ora l’edificio monastico è sede del “Pio ritiro Santa Chiara”. |
Chiesa di Santa Maria della Pace
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Costruita alla fine del Cinquecento, è di proprietà degli Ospizi Civili che, dopo averla restaurata, l'hanno adibita recentemente ad Auditorium; nella volta si conservano affreschi di Luciano Ricchetti. |
Chiesa di Santa Maria in Cortina
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E' ritenuta una delle chiese più antiche della città: una prima chiesa era stata costruita su quest’ area per interessamento del Vescovo Savino tra il IV e il V secolo, per ospitarvi le spoglie di Sant’Antonino, decapitato, secondo la tradizione nei pressi di Travo nel 303.In effetti in essa si custodisce un ipogeo che viene ritenuto la prima tomba del martire Antonino. La chiesa ha subito varie modifiche tra cui le più importanti intorno al XVI secolo quando venne ricostruita integralmente. All’interno è custodito un ciclo di affreschi del Remondino raffiguranti episodi della vita della Vergine Maria. |
Chiesa di Santa Maria in Gariverto
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La sua origine risale all'epoca medioevale. L'attuale edificio è stato costruito nel XVIII secolo ed altri lavori di miglioramento sono stati eseguiti nel secolo scorso. Ad esempio nel 1975 è stata ristrutturata l'intera area presbiteriale, che occupa gran parte della chiesa. L’altare maggiore è opera di Paolo Perotti e numerosi i dipinti di epoca barocca di difficile attribuzione tra cui un Sant’Ildefonso di Francesco Ferrante.
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Chiesa di Santa Maria in Torricella
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La storia dell'edificio sacro inizia nel 1514 quando si decide di proteggere con un edificio un'immagine mariana attorno alla quale andava sviluppandosi la devozione popolare. Questa chiesa era utilizzata per l'assistenza ai condannati a morte (il patibolo era vicino alla piazza) e a questo compito particolare erano addetti i Cappuccini laici, istituiti dal vescovo Burali in sostituzione dei Confratelli di San Giovanni. La prima chiesa era molto più piccola dell'attuale che risale alla metà del Seicento. La chiesa conserva un Beato Paolo Burali di Gaspare Landi, un Crocifisso di Robert de Longe ed un S.Disma di Giuseppe Gherardi.
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Chiesa di Santa Teresa del Carmelo
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Lungo Corso Vittorio Emanuele II, si incontra un'altra chiesa seicentesca (1650-52) dedicata a Santa Teresa del Carmelo. L'interno, ad una sola navata, è in stile barocco, con varie cappelle affrescate da artisti quali il fiammingo Roberto De Longe, i fratelli Natali e il bresciano Giovanni Ceruti, detto "il Pitocchetto", per i soggetti di umilissima estrazione sociale che amava ritrarre. Preziosi sono la cantoria seicentesca, il pulpito, due grandi armadi di sacrestia e, in una nicchia del pilastro di destra, un crocefisso bronzeo attribuito a Francesco Algardi. |
Oratorio di Camposanto Vecchio
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Posto nel terreno golenale, tra S. Antonio e Borgotrebbia, l’oratorio di Camposanto Vecchio testimonia la tragedia della peste di manzoniana memoria che colpì anche Piacenza nel 1630. Il terreno su cui fu edificato l’oratorio era di proprietà comunale e qui vi furono seppelliti molti dei morti causati dall’epidemia. A distanza di alcuni anni l’area fu assegnata alla Confraternita del Suffragio, già installata nella chiesa di San Giorgino, perché vi edificasse un tempio a ricordo delle vittime della peste. La chiesa fu ricostruita nel secolo XVIII e le ossa raccolte nella cripta. Ogni anno nella seconda festa di Pentecoste la Confraternita del Suffragio officia un rito nell’oratorio. Per evitare furti, data la posizione isolata dell’edificio, la Confraternita ha provveduto a trasferire in San Giorgino tre tele di pregio tra cui un’opera del Mussi e una del Galeotti. |
Oratorio San Cristoforo
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L'Oratorio San Cristoforo sorge alla congiunzione fra via Genocchi e Via Gregorio X; Esso fu chiamato della Morte per la presenza, un tempo, della confraternita che prestava assistenza durante i riti funebri. Opera del Valmagini che lo realizzò a pianta rotonda con l’aggiunta di un coro e chiuse il complesso con una cupola coperta da un tetto ad ombrello. Di notevole pregio sono le decorazioni della cupola di Ferdinando Galli da Bibiena e Giuseppe Natali, di Bibiena o di suoi allievi anche le decorazioni architettoniche delle cappelle. Degna di nota anche la facciata timpanata caratterizzata dall’adozione dell’ordine gigante ionico applicato a lesene a doppio spessore, motivo ripreso anche ai lati del timpano. L'oratorio è sede dell'istituto Diocesano di Musica Sacra "San Cristoforo" gestita dall'omonima associazione senza scopo di lucro i cui membri sono la Diocesi di Piacenza - Bobbio e l'associazione "Progetto Musica". L'istituto ospita anche la sede della stessa associazione "Progetto musica" e da Gennaio 2005 del Gruppo Strumentale Ciampi. I tre enti organizzano manifestazioni culturali quali concerti, mostre, presentazioni, conferenze, rappresentazioni teatrali, saggi ecc. |
Santuario di Santa Rita
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Il tempio è gestito dalla congregazione dei Cappuccini giunti a Piacenza intorno alla metà del Cinquecento ; intitolato a San Bernardino è più conosciuto con il nome della contitolare Santa Rita; il monastero annesso fu, nei secoli, sede di noviziato e di studio, accolse anche un lanificio fino alla fine del XVIII. Con la dominazione napoleonica la chiesa fu spogliata di numerose opere d’arte e arredi. Nel corso dei secoli i frati hanno apportato diverse modifiche soprattutto all'edificio del convento mentre in chiesa si sono avuti interventi anche negli anni settanta del secolo scorso. La Cappella di Santa Rita ospita affreschi di Carlo Donati (1874-1949) e il presbiterio una “Madonna col bambino” di Guido Reni; alcuni pregiati dipinti nelle cappelle sono del Guercino, del Malosso e di Roberto de Longe.A Piacenza è molto viva la devozione a Santa Rita quale protettrice degli automobilisti che si festeggia ogni anno il 22 Maggio. |
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