Urban center - ex macello
Nell’ex macello pubblico di via Scalabrini,
il più importante esempio di archeologia industriale
presente in città, sono state ricavate le sedi
per la facoltà di Architettura del Politecnico;
l’Ordine degli architetti, paesaggisti,
pianificatori e conservatori; l’Ufficio
di Piano del Comune; il Museo di Storia
naturale, InfoAmbiente e l’archivio
storico della città.
La struttura, destinata
ad accogliere attrezzature di servizio per la città
e il territorio, è denominata “Urban Center”.
Il complesso dell’ex Macello
comunale è compreso nell’isolato delimitato
da via Scalabrini, cantone Moroni, piazzale Libertà,
stradone Farnese e via Caccialupo. Gli ingressi principali
si affacciano su via Scalabrini tramite un elegante
portale e sullo stradone Farnese con una struttura
metallica forata. L’intero complesso è recintato
da un alto muro in mattoni faccia vista a Est e a
Sud.
PRESENTAZIONE
I lavori di costruzione del macello pubblico di via Scalabrini iniziarono nel 1892 e vennero ultimati nel 1894.
Nel 1912, dopo l'acquisizione e l'abbattimento delle case
prospicienti via Scalabrini, venne costruita la ghiacciaia con annesse
le celle frigorifere e l'edificio ad uso abitazione sul fronte di via
Scalabrini.
Per problemi di infiltrazioni, nel 1934 la copertura della ghiacciaia
è stata rifatta completamente; da tetto piano in cemento armato,
diventa un padiglione con struttura portante a capriate composite in
ferro e manto di copertura in lastre di cemento amianto.
Negli anni successivi, fino al 1° febbraio 1985, data di chiusura del
complesso, il macello ha continuato a funzionare a pieno ritmo senza
subire sostanziali modifiche nell'impianto.
Negli ultimi decenni, la
struttura è stata adibita a deposito comunale e solo saltuariamente ha
ospitato manifestazioni e spettacoli di vario genere.
Le opere di
restauro sono iniziate nel 1999 con il primo appalto, mentre la
conclusione dei lavori, con il sesto appalto, è prevista entro il 2008.
Il complesso del Macello costituisce la più significativa testimonianza di archeologia industriale esistente nella nostra città.
L'insieme ha un carattere morfologico e tipologico altamente
significativo e le architetture, "blandamente neo-romaniche",
rispecchiano pienamente i caratteri degli edifici industriali
dell'epoca.
Gli interventi realizzati perseguono le seguenti finalità:
-
il recupero del complesso e la sua restituzione alla città in termini di
patrimonio storico, culturale, ambientale ed urbanistico;
- la valorizzazione delle tipologie costruttive insediate e del complesso nel suo insieme;
- l'utilizzo delle potenzialità insediative e funzionali della
struttura esistente come luogo centrale e momento di riorganizzazione
delle strutture di servizio denominate "Urban Center";
- la riqualificazione edilizia e urbanistica dell'insediamento industriale;
Il complesso dell'ex Macello è destinato ad accogliere
attrezzature di servizio per la città e il territorio, in una struttura
denominata "Urban Center" che comprende funzioni museali (Museo di
Storia Naturale), espositive, culturali, istituzionali, professionali,
formative universitarie (Politecnico di Milano), sociali e di servizio.
Il progetto di riqualificazione e il restauro del complesso dell'ex
Macello è stato redatto dal Servizio Progetti di Riqualificazione e
Ricerca (ex PCxPC)- Responsabile Arch. Graziano Sacchelli - che ne ha
seguito anche la realizzazione.
CENNI STORICI
Il macello di Sant'Anna a Piacenza
Il macello di S. Anna fu costruito tra il maggio del 1892 e
l'agosto del 1894. La decisione di edificare sul territorio piacentino
un nuovo mattatoio era dovuta da un lato al fatto che il Comune di
Piacenza avvertiva la necessità di sostituire il vecchio macello, quello
del Carmine, che, costruito nel 1805, era stato chiuso alla fine del
XIX secolo a causa delle dimensioni ormai troppo modeste per poter
soddisfare la sempre più crescente domanda di carni da macellare da
parte di una popolazione in costante aumento.
Il fattore che però contribuì maggiormente a incoraggiare
l'Amministrazione comunale nel prendere questa decisione fu l'emanazione
di due regolamenti nazionali concernenti l'ambito igienico-sanitario:
il Regolamento 9 ottobre 1889 e il Regolamento 3 agosto 1890. Il primo,
infatti, stabiliva l'obbligo, da parte di tutte le città o dei borghi
che avevano una popolazione superiore ai 6000 abitanti, di costruire,
all'interno delle proprie mura, un macello per il fabbisogno locale; la
seconda legge imponeva invece una serie di criteri che avrebbero dovuto
essere rispettati nel momento in cui si sarebbe proceduto
all'edificazione di un nuovo macello. Di conseguenza, il Comune di
Piacenza prese la decisione definitiva e affidò l'incarico di progettare
e realizzare il nuovo macello cittadino all'ingegner Diofebo Negrotti,
allora a capo dell'Ufficio Tecnico.
Negrotti, per rispettare nel modo più scrupoloso possibile i dettami
sanciti nel Regolamento del 1890, pensò di realizzare la nuova struttura
in una zona a Sud della città, su una porzione di area vasta circa 7200
mq situata tra via Scalabrini a Nord, lo Stradone Farnese a Sud,
Cantone Moroni a Est e orti privati a Ovest. La scelta di questo luogo
non era casuale, ma riusciva a soddisfare tutte le condizioni volute
dallo Stato: era distante dal centro abitato, al riparo dai venti
caldo-umidi, in maniera tale da impedire il diffondersi di odori malsani
e nauseabondi tra le vie cittadine; dotata di una falda acquifera
sottostante, per lo smaltimento delle sostanze di rifiuto prodotte
durante il ciclo di macellazione; vicina alla stazione ferroviaria, per
facilitare i trasporti sia degli animali vivi che arrivavano a Piacenza,
sia della carne macellata destinata ad altre città.
Alla fine dei lavori di costruzione, il nuovo macello si trovava così
circondato da imponenti mura, che avevano il compito di proteggere lo
sguardo dei passanti dallo spettacolo della macellazione e che si
aprivano in un grande arco in stile neorinascimentale, con conci in
bugnato e cornici aggettanti. Dall'ingresso, passando attraverso un
lungo viale alberato, si giungeva alla palazzina degli Uffici della
Direzione, un edificio a unico piano, dietro il quale erano dislocati
tutti i restanti locali che componevano il complesso di S. Anna: le
stalle, i macelli dei singoli animali, i magazzini, l'alloggio dello
stalliere, il locale macchine che conteneva tre grosse caldaie, accanto
al quale venne eretta l'imponente ciminiera che ancora oggi si può
ammirare, la tripperia e il letamaio. Questi edifici presentano una
certa affinità architettonica: hanno infatti una struttura che ricorda
il portico rurale grazie alla copertura a capanna, mentre le murature
sono realizzate con mattoni a vista e ritmate da lesene verticali e
semplici decorazioni.
Il complesso di S. Anna subì nel corso degli anni alcune modifiche
nella dislocazione degli spazi e ampliamenti, tra cui è importante
ricordare l'aggiunta delle celle frigorifere e dei magazzini
refrigeranti, progettati dall'ingegnere municipale Giovanni Perreau e
costruiti nel 1910. Il macello di S. Anna svolse la propria attività
fino al 1985, quando fu chiuso perché ormai non più in grado di far
fronte alla sempre più crescente necessità di carni da macellare e
perché non rispondeva più ai requisiti igienico-sanitari necessari.
Tuttavia, grazie sia all'importante funzione economica e industriale che
il complesso aveva svolto per la città di Piacenza durante la sua quasi
secolare attività, sia per la sua pregevole struttura architettonica,
nel 1989 fu sottoposto a vincolo della Soprintendenza per i Beni
Ambientali e Architettonici dell'Emilia Romagna, in quanto esempio
illustre di archeologia industriale di fine secolo.
Intervento di Lorenza Braga per ConferenzArchivio
Lorenza
Braga, piacentina, si è laureata nel novembre 2005 in Conservazione dei
Beni Culturali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università
degli Studi di Parma, con una tesi dal titolo Archeologia Industriale
nella provincia di Piacenza. Il macello di S. Anna.
SCHEDA TECNICA
Il complesso dell'ex Macello comunale è compreso nell'isolato
delimitato da via Scalabrini, cantone Moroni, piazzale Libertà, stradone
Farnese e via Caccialupo.
Gli ingressi principali si affacciano su
via Scalabrini tramite un elegante portale e sullo stradone Farnese con
una struttura metallica forata. L'intero complesso è recintato da un
alto muro in mattoni faccia vista a Est e a Sud.
Il complesso, di proprietà comunale, ha una superficie di circa
13.750 metri quadri, di cui 5.450 circa sono coperti da fabbricati
aventi un volume complessivo di 30.000 metri cubi. La proprietà comunale
comprende anche il piccolo campo da calcio utilizzato, fino a poco
tempo fa dalla parrocchia di S.Anna, che ha un'estensione di circa 1.850
mq e dove verrà realizzato un parcheggio interrato per circa 160 posti
auto.
Il fabbricato dell'Istituto zooprofilattico della regione Emilia
Romagna, prospiciente lo stradone Farnese, è stato demolito quale
elemento incongruo, ricavando così un nuovo ingresso.
I corpi di fabbrica che costituiscono il complesso sono disposti su
tre file e perfettamente allineati fra loro, ortogonali a via
Scalabrini.
Entrando dal portale d'ingresso della stessa via Scalabrini,
attraverso il viale alberato interno s'incontrano nell'ordine: due
strutture ai lati del portale, l'ex fabbrica del ghiaccio, l'ex
direzione, l'ex sala macchine attorniata dai vari ex macelli nel centro
dell'area (macello bovini, suini, equini); alcune piccole ex stalle;
l'ex tripperia; l'ex inceneritore.
Gli edifici più significativi per dimensioni e caratteristiche tipologiche e architettoniche sono i seguenti:
- l'ex macello bovini: corpo di fabbrica allungato costituito da
un percorso centrale lastricato e da due file di celle (aule) laterali;
la copertura è formata da capriate in legno e coppi ed è suddivisa
longitudinalmente in tre parti, di cui la centrale è più alta per dare
luce all'interno;
- l'ex macello suini: corpo di fabbrica a pianta
quadrata, internamente diviso in tre navate da due file di pilastri con
soffitti a volta;
- l'ex fabbrica del ghiaccio: corpo quadrato di grandi dimensioni,
frazionato all'interno in numerosi locali, primo esempio di impiego del
cemento armato a Piacenza; la muratura è di mattoni pieni, il solaio è
formato da una struttura con grosse travi di cemento armato;
- l'ex sala macchine: caratterizzata dalla ciminiera di mattoni quale elemento di rilievo.
In generale, le strutture verticali dei padiglioni sono in mattoni pieni con paramento esterno a vista; le coperture in coppi sono sostenute da un'orditura in legno e tavelle poggiante su incavallature in legno e in ferro e, limitatamente ad un solo edificio, sono sostenute da volte. Porte, finestre e aperture in genere sono sormontate da voltini ad arco ribassato o a tutto sesto realizzati con mattoni pieni a vista; i fili di gronda di tutti gli edifici sono segnati da un'elegante cornice in lamiera sagomata; di particolare interesse architettonico risulta il portale d'ingresso, decorato con fregi e lesene. Il complesso dell'ex Macello deve considerarsi compreso negli elenchi descrittivi previsti dall'art.4 della Legge 1.06.1939 n°1089, perché di interesse storico, architettonico e ambientale. Nel suo insieme, il complesso architettonico riveste particolare interesse, in quanto esempio tra i più interessanti di archeologia industriale di fine secolo. Gli interventi realizzati sono stati quindi finalizzati alla conservazione e al recupero funzionale di un complesso edilizio di interesse storico, tutelato ai sensi della Legge 1089/39, nonché alla realizzazione di un parcheggio interrato. Il complesso del Macello costituisce la più significativa testimonianza di archeologia industriale esistente nella nostra città; testimonianza del primo industrialismo che a Piacenza, giunto in tempi successivi, si è manifestato con la realizzazione di un pubblico servizio all'avanguardia per funzionalità, razionalità e tecnica.
L'ex Macello possiede una valenza che si materializza nella perfezione delle tecniche costruttive adottate e nella competenza delle maestranze, che in soli due anni realizzarono il mattatoio che, a distanza di quasi cento anni, si è conservato pressoché integro. Il progetto di recupero e riuso esalta queste valenze, individuando destinazioni d'uso che rispettano i caratteri dei singoli padiglioni ma soprattutto dell'intero complesso, senza "mortificare" le architetture con destinazioni improprie. L'opera di riqualificazione ha comportato diversi interventi: conservate e ripristinate parti degradate degli edifici; sono stati eseguiti lavori di consolidamento e restauri strutturali; sono stati inseriti nuovi elementi e strutture funzionali e distributive coerenti con i caratteri tipologici e materici del complesso; sono stati realizzati gli impianti tecnologici, informatici, specialistici e di video sorveglianza, nonché sistemate le aree esterne e l'illuminazione interna ed esterna degli edifici. Il recupero funzionale della struttura è caratterizzato dall'individuazione e definizione del sistema dei percorsi, dall'accessibilità pedonale e veicolare e dall'organizzazione delle funzioni per padiglioni.
Le caratteristiche tipologiche e distributive dei vari padiglioni consentono un'articolazione e una specializzazione funzionale delle strutture, un recupero completo e coerente e un livello elevato di integrazione.
A chi rivolgersi: Politecnico di Milano sede di Piacenza, telefonare ai numeri 02 23996875 oppure 02 23996800. Risponderà la segreteria di Piacenza.
Come arrivare: Dagli aeroporti: da Milano Linate 60 Km, da Milano Malpensa 90 Km, da Parma 60 Km, da Brescia 80 Km, da Bergamo 110 km, da Verona 140 Km, da Genova 150 Km, da Bologna 150 Km, da Torino 170 Km. Dall'autostrada: da Milano e da Bologna A1 uscita Piacenza sud; da Torino e da Brescia A21 uscita Piacenza est. Dalla stazione ferroviaria: per informazioni sugli orari dei treni tel. 892021 Dalle uscite autostradali Piacenza sud e est girare a destra e percorrere la strada che passa davanti al cimitero di Piacenza, oltrepassare il cavalcavia e tenere la destra; si percorre Via Colombo fino al monumento della Lupa; parcheggiare l'auto alla fine di via Colombo. Dall'uscita autostradale Piacenza ovest arrivati al semaforo girare a sinistra percorrere tutta la Via Emilia fino ad arrivare al primo semaforo, lì girare a sinistra e costeggiare tutte le mura fino al monumento dei Pontieri; alla rotonda andare sempre dritto e dopo 300 metri ci si trova la stazione sulla sinistra; parcheggiare l'auto negli spazi disponibili. Dall'uscita autostradale Piacenza nord girare a sinistra e seguire le indicazioni per Piacenza; attraversato il ponte sul Po fare la rotonda che si trova al monumento dei Pontieri, tenere la sinistra e dopo 300 metri ci si trova la stazione ferroviaria sulla sinistra; parcheggiare l'auto negli spazi appositi. Fermata autobus Tempi a mt 100 linee n. 2, 3, 12, 9, 10 e a mt 50 linee n. 14, 15.
Giorno di chiusura: sabato e domenica
