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Archeologia industriale

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Ex centrale elettrica Emilia

Ex centrale Emilia

L'ex centrale Emilia, costruita dall'architetto Piero Portaluppi negli anni 1925 - 1926, è considerata un magnifico esempio di architettura industriale. E' situata a fianco dell'attuale e funzionante impianto di produzione di energia elettrica della città di Piacenza, di proprietà di Edipower Spa.
La realizzazione dell'impianto vide impiegato l'utilizzo di 1.000 uomini; occupa un'area complessiva di 26.000 mq di cui oltre 6.700 coperti. Tutti gli edifici che compongono l'impianto presentano una struttura a travi e pilastri in calcestruzzo armato, abbinato ad un tamponamento in muratura di mattoni piani a riempimento delle specchiature individuate dalle intelaiature in calcestruzzo armato. E' seguita una radicale ristrutturazione effettuata nell'immediato dopoguerra con l'acquisizione di altri 30.000 mq d'area industriale anche se gli impianti sono stati definitivamente dismessi nel dicembre del 1985.
Nel febbraio 2005 è stata sottoscritta una convenzione con il Comune di Piacenza in base alla quale si prevede il recupero parziale della centrale Emilia per ospitare il consorzio Leap, un laboratorio di efficienza e compatibilità ambientale delle tecnologie energetiche, e uno spazio museale dedicato alla città.

 

 

Urban center - ex macello

Urban Center

Nell’ex macello pubblico di via Scalabrini,  il più importante esempio di archeologia industriale presente in città, sono state ricavate le sedi per la facoltà di Architettura del Politecnico; l’Ordine degli architetti, paesaggisti, pianificatori e conservatori; l’Ufficio di Piano del Comune; il Museo di Storia naturale, InfoAmbiente e l’archivio storico della città.
La struttura, destinata ad accogliere attrezzature di servizio per la città e il territorio, è denominata “Urban Center”. Il complesso dell’ex Macello comunale è compreso nell’isolato delimitato da via Scalabrini, cantone Moroni, piazzale Libertà, stradone Farnese e via Caccialupo. Gli ingressi principali si affacciano su via Scalabrini tramite un elegante portale e sullo stradone Farnese con una struttura metallica forata. L’intero complesso è recintato da un alto muro in mattoni faccia vista a Est e a Sud. Il macello di S. Anna fu costruito tra il maggio del 1892 e l'agosto del 1894. La decisione di edificare sul territorio piacentino un nuovo mattatoio era dovuta da un lato al fatto che il Comune di Piacenza avvertiva la necessità di sostituire il vecchio macello, quello del Carmine, che, costruito nel 1805, era stato chiuso alla fine del XIX secolo a causa delle dimensioni ormai troppo modeste per poter soddisfare la sempre più crescente domanda di carni da macellare da parte di una popolazione in costante aumento. Il complesso di S. Anna subì nel corso degli anni alcune modifiche nella dislocazione degli spazi e ampliamenti, tra cui è importante ricordare l'aggiunta delle celle frigorifere e dei magazzini refrigeranti, progettati dall'ingegnere municipale Giovanni Perreau e costruiti nel 1910. Il macello di S. Anna svolse la propria attività fino al 1985. Nel 1989 fu sottoposto a vincolo della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell'Emilia Romagna, in quanto esempio illustre di archeologia industriale di fine secolo.